Credo che in me
come nel legno
è incisa l'esperienza,
ogni esperienza richiama un emozione
così come un'emozione la ricorda, se
riusciamo a ricordare, seguire le
emozione è un modo per capire,
ricordare chi siamo.
.....Su di un piccolo pezzo di legno
trovato sulla spiaggia che rigiro tra
le dita sono scritte tutte le sue
rotte, i mari che ha attraversato, le
sabbie che lo hanno levigato.
La sua bellezza, le sue forme lo
dicono, anche se spesso la bellezza è
un mistero che si vede si sente, ma che
non sappiamo spiegare.
Scrivere è diventata una parte del
percorso, un'altra maniera di
investigare, per cercare di capire.
Una comunicazione fra me e me e poi fra
me e gli altri.
Un ulteriore conferma che la fonte è
interiore.
Nella pratica una maniera di dare voce
a ciò che ha trovato forma nella
materia. Il piacere di cogliere certi
particolari legati alle emozioni che li
acccompagnano e portarli all'esterno,
con la possibilità di sentirmi vivo,
espresso, in contatto.
Il bisogno di comunicare che si
realizza dentro ed attorno.
La stessa gioia di esprimermi che ho
sentito con il legno ripetuta ora sulla
carta, nella parola.
Sembra che nasca dalla roccia sul
fianco della montagna dove si deposita
la terra nel corso dei secoli, è lì che
ho incontrato un giorno il bosco di
corbezzoli.
Ci entri come da una porta e dalla luce
accecante del giorno ti trovi dentro
una grandissima stanza a volta, la luce
filtra a tratti, qui e là sfiora il
tronco degli alberi fino a terra, con
raggi che entrano obliqui e fanno
macchie di luce sul terreno.
E una presenza composta quasi severa,
il benvenuto a chi lo attraversa da un
piccolo sentierino, la sua maniera di
mantenere silenzio ed ombra in un tutt'uno.
Mi ricordo di te, quando ti incontrai
in un bosco di montagna, in piedi ma
secco, legno di corbezzolo ricoperto di
tante scaglie rugose.
La tua forma mi attrasse, eri come
piegato in avanti, ma nello stesso tuo
procedere verso l'altro dalle radici
esprimevi ed ancora lo fai la tua
intenzione di luce e di altitudine, lo
facevi e ancora lo fai con procedere
dapprima lineare e poi avvolgente su te
stesso, fino ad uscire su in alto come
indice verso il cielo.
Certo verso la metà del tuo corso
incontrasti altri alberi, forse
corbezzoli o stipe ed a loro ti
avvolgesti nel fitto del bosco, sta di
fatto che quando ti scorsi già ti
vedevo sorreggere una luce.
Non immaginavo allora i tuoi compagni
nella rappresentazione finale. Ti pulii
e rimasi attonito nello scoprirti
liscio di colore rosa - beige e in
certe venature rosso - viola, continuai
a levigarti fino a sentirmi soddisfatto
alla vista e nel tatto per la tua nuova
pelle.
Esprimevi la dignità di legno che
cresce lento e compatto, ombroso nei
chiaroscuri delle tue volute.
Per cercarti una base partii da casa e
fece un ottantina di chilometri,
arrivai al fiume, avevo già un idea di
come doveva essere la base, un grosso
sasso rotondo di arenaria piatto sotto
per tenerti su in verticale.
Scesi dalla macchina, avevo un
carrellino e mi avvicinai al greto del
fiume, in quel momento arrivò uno
scroscio d'acqua, cercai lo stesso
velocemente di cogliere l'attimo.
Poco più in là nella moltitudine di
pietre spiccava lei, la tua nuova,
radice un grosso uovo con un lato
piatto.
Devo dire che lo stupore per la
velocità di questa scoperta si mischiò
alla fretta di ritornare al coperto per
non inzupparmi ed ancora conservo la
magia di quel momento, di
quell'appuntamento così preciso,
eravate fatti l'uno per l'altra, anche
con te l'appuntamento era stato
rispettato.
Poi venne il tempo della luce, un filo
elettrico che come te esprimeva una
forma avvitata, ma il colore era bianco
e questo non vi accomunava. Misi
attenzione a mischiare le terre con
olii naturali poi li provai sul filo,
anche fra voi si strinse un legame da
farvi sembrare fratelli di colore e per
forma.
Alla fine del filo si sa c'è la luce,
ma intorno alla luce mi chiesi
discrezione. Eri già in buona compagnia
e così volevo continuare. Scelsi allora
del legno e la corda del tuo colore. Ci
sono nelle piante di castagno delle
protuberanze come ovetti, in uno di
questi che avevo raccolto feci un foro
per far passare il filo e tanti altri
più piccoli per dei rametti lisci e
lunghi di ulivo che arrivavano al
cerchio più in basso, anch'esso
d'ulivo, mi resi conto che erano tanto
forti da formare lo scheletro del
paralume. La corda di "sisal" fu
perfetta per colore e per far filtrare
una luce calda che ti accese.
Tu sostegno, il sasso base, il cappello
per filtrare con discrezione la luce,
ora eravate uno. Lampada "Slightly".
....È buffo ritrovarsi qui a Malbacco
sul greto del fiume con una pietra in
tasca a cercarne un'altra uguale per
forma, ma bianca di marmo.
Mi chiedo come sono arrivato fin qui e
perché, non nello spazio, ma nel tempo
della mia ricerca.
....Sono qui per un appuntamento con un
ciottolo tondo, bianco puro dalla grana
fine. Sento che anche lui mi sta
aspettando.
Questo è il dialogo con la natura che
ho intrapreso con fiducia.
Nel passeggiare in montagna, al mare,
lontano dal caos della città, dalle emozioni negative
inizio un nuovo percorso. I tempi si dilatano,
allora vedo, posso vedere piccoli particolari:
una foglia, un sasso.
Sento un rumore lontano,
i profumi del bosco,
i sensi sono attenti, vigili.
C'è presenza…
Inizia così il dialogo con la natura
è un dialogo sulla bellezza,
il dialogo muto fatto di emozioni
fra la natura che sta dentro, un mistero..
e la natura che percepisco fuori di me
un altro mistero.
Un pensiero come bolla risale dalle profondità
di me mi stupisce, dice cose nuove, interessanti
una bellezza affiora da dentro e mi parla
mentre quella che sta fuori è lì
e l'aiuta ad esprimersi.
A volte capita di trovare quello che si cerca
in un percorso che non è razionale,
la soluzione si affaccia da sè, in maniera creativa.
Come in montagna con la mente sgombra fioriscono pensieri
creativi così nel lavoro che sto svolgendo dopo stucchi sintetici che
non mi soddisfano la mia mente va alle pietre.
Ricordo di un vecchio falegname e del suo stucco artigianale
pietra macinata più colla.
Mi dirigo verso un mucchio di sassi e trovo
un sasso rosso, il martello lo scalfisce, lo spacca, lo sminuzza e con
una facilità che mi meraviglia ( la meraviglia della cosa giusta trovata )
diviene una polvere rosa simile al colore del legno che devo
stuccare.
Felicità è per me non solo risolvere le difficoltà, ma
principalmente essere riuscito ad attivare quel sistema interno
che trova soluzioni da solo, la parte creativa della mente.
Un assenso che è interiore nel colloquio tra l'Io che lavora ed
un Io interno che sembra aver stimolato la soluzione.
Ora cuore e mente si incontrano pacificati, le mani e la cartavetra
limano gli ultimi spessori fino a far aderire i due legni che si baciano,
c'è quasi pudore nel gesto, rispetto per il lavoro fatto fin qui,
è come il gesto di un ballerino che termina la danza e si stupisce
seguendo la mano che va nell'ultimo movimento ad esprimere
quello che neanche lui sa, grazia e ringraziamento.
Come ala il coperchio si posa e richiude in sè il segreto, il mio
sguardo si posa su di lui, su tutto lo scrigno, su i colori morbidi
e caldi di un rosa bruno, si posa sui particolari, come ostacoli,
difficoltà incontrate e risolte.
Il tutto emana musica, porta un sentimento.
Lo ascolto da più vicino.
Mi tocca il cuore.
E' confortevole e accogliente come un bacio, un abbraccio, un
riconoscersi con amore.
La mia vista spazia sopra le forme, i colori, come quando dalla
cima di una montagna lo sguardo pacificato si allarga sul resto.
Così dico a me stesso
per comunicare bisogna sentire
sentire il piede che si avvicina al terreno
sentire il terreno che lo attende
parlare ad una persona
accogliere il suo mondo, che mi entra dentro
con le parole, i gesti, l'energia.
Un sorriso mi esce spontaneo
si posa qui su un oggetto vicino
si posa là su un albero fuori la finestra
anche lui lo sente
nel comunicare le parole non sono indispensabili
indispensabile è sentire insieme.
Mi sono ricordato
c'è un posto
dove la paura si dirada e scompare
il corpo si trova a suo agio e si rilassa
dove il tempo mi appartiene ed io appartengo
a lui dove fra gli esseri umani il sorriso è saluto ed il cuore se ne rallegra e
galleggia
dove sentirsi parte di un tutto è normale ed io faccio la mia parte
con sincerità
dove mi vedo agire e mi osservo come "io"
che accade nuovo e fresco ogni momento
senza giudizio senza dubbio
con semplicità e chiarezza
dove tutto scorre con amore
quell'amore che spesso cerco e non so dove
e qui trovo d'un tratto in abbondanza.
Questo posto è sempre lì
quando lo ritrovo
io sono.
In fondo al dolore c'è una porta
la apro ed entro piano
mi guardo intorno e lentamente cammino
indugio nel passo scoprendomi attento viaggiatore
provo la meraviglia…ma la respiro piano
cogliendomi fermo, osservatore-osservato
di una piccola formica che sale e discende
un filo d'erba
il tmepo non esiste qui
In questo spazio ritrovo il me bambino
il sole mi scalda le spalle
il vento mi sfiora le gambe
i colori si fanno più vivi
In fondo al dolore c'è una porta.